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26 agosto 2014

FINTECH: FINALMENTE UN VENTO NUOVO O SI CAMBIA TUTTO PER NON FAR CAMBIARE NIENTE? IL CONTRIBUTO DI UN OPERATORE.


swapIl blog ospita il contributo del Dottor Fabrizio Villani, operatore di una innovativa piattaforma di cambio valutario tra aziende.

L’ultimo rapporto sulla competitività delle economie (il The Global Economic Competitiveness Report 2013-2014) vede continuamente da anni peggiorare le performance italiane. La classifica del World Economic Forum è stilata in base ad un indice globale di competitività (GCI index) che prende in considerazione molteplici aspetti del sistema economico di un Paese. Un motivo del quale è possibile che il lettore non abbia mai sentito parlare di questo rapporto è che viene pubblicato in inglese, francese, tedesco, spagnolo, cinese, giapponese, portoghese ma non in italiano. Sicuramente la nostra classe politica e i media italiani sono per lo più all’oscuro di questa pubblicazione.

Un punto fondamentale di questo rapporto è il fatto che il mercato finanziario italiano non è sufficientemente sviluppato per fornire fonti di finanziamento allo sviluppo delle imprese (siamo 124 esimi su 148 paesi presi in considerazione nello studio) oltre agli ormai classici livelli di alta corruzione, crimine organizzato e indipendenza del sistema giudiziario che fa lievitare i costi per far sviluppare le imprese e riduce la fiducia dei famosi investitori famelici di ritorni sugli investimenti². 

In questo quadro quasi apocalittico, qualche anno fa ho deciso di spingermi come tanti miei conterranei verso nuovi lidi, nello specifico nei Paesi Bassi, dove ho conseguito una laurea specialistica che mi ha permesso grazie anche ad un’esperienza lavorativa, sempre nei Paesi Bassi, di raggiungere la Catalunia, anzi la Spagna (la questione è un po’ ostica per via delle continue richieste di indipendenza della comunità autonoma catalana).

Attualmente lavoro per una impresa fintech o technancial che dir si voglia, termini utilizzati per indicare tutte quelle imprese che applicano la tecnologia alla finanza e che stanno cambiano il settore finanziario dall’interno.

Subito alla mente quando affronto questi temi, mi affiora l’idea della “distruzione creatrice” di Schumpeter.

Il fiorire di queste imprese fintech altro non è che l’innovazione che consiste nell’adottare nuovi strumenti tecnologici o di organizzazione al lavoro che permettono di reagire con maggiore prontezza ai mutamenti di mercato. È a causa della crisi finanziaria del 2008 che le aziende fintech hanno iniziato a nascere e proliferare.

Alcune di queste aziende sfidano le banche sulla possibilità di erogare prestiti a individui e/o imprese, altre trovano nuove forme di apportare capitali a nuove imprese in fase di costituzione o al capitale circolante netto come sostegno nel breve periodo di una fase di investimenti per esempio.

Nei secoli gli italiani sono stati inventori di grandi idee che si sono fatti sfuggire per andare a beneficiare altri Paesi con uno spirito imprenditoriale più sviluppato o solamente una migliore organizzazione e senso degli affari. È il caso dello stereotipo per antonomasia: la pizza (anche se originariamente inventata in forme assai primitive da cinesi e/o egiziani). Catene americane come Pizza Hut o Domino’s Pizza fatturano all’anno circa un miliardo e 700 milioni e impiegano migliaia di persone, nonostante gli standard qualitativi decisamente lontani dalla tradizione italiana.

Ancor di più è il caso delle banche fiorite durante il Rinascimento italiano che sono sempre più diventate un affare dell’impero angloamericano. Come Firenze prima di Londra, ora è la capitale inglese a farla da padrona nel mercato finanziario.  Proprio a Londra, al 39° piano del secondo più alto grattacielo della città, il Canary Wharf Tower secondo solo allo Shard di Renzo Piano ha sede Level39, il più grande acceleratore di startup fintech d’Europa³.

Ma qual è il futuro della finanza? Futuro Peer-to-Peer (P2P).

L’elemento P2P offre in molte aree possibilità di ottenere finanziamenti altrove impossibili, come per esempio il peer-to-peer lending che è un prestito che avviene direttamente tra persone o tra imprese, i “lenders” (i prestatori) e i “borrowers” (gli individui che necessitano di denaro) interagiscono in modo anonimo via piattaforme online che permettono l’incontro di domanda e offerta di prestito. L’intermediazione delle tradizionali istituzioni creditizie è totalmente assente e le piattaforme agiscono esclusivamente come internet-based market places.  Come direbbero gli americani: “It’s the internet of money, baby!”

La crisi finanziaria del 2008 ha portato con sé una ventata nuova per quanto riguarda le imprese che fioriscono nel settore finanziario, anche se purtroppo manca ancora di un chiaro assetto regolatorio.

Un tema comune tra i nuovi attori nel mercato è quello di fare appello ai risparmiatori e ai clienti su aspetti quali il valore e l’utilità sociale delle loro iniziative e la trasparenza che apportano al sistema, oltre al mero ritorno economico.  Nonostante la loro crescita rapida, queste nuove realtà rimangono per lo più piccole in quanto a volumi scambiati.

Le piattaforme di P2P concentrano la loro attività nel servizio delle PMI, che hanno dovuto affrontare alcuni dei più grandi problemi per quanto riguarda il conseguimento di nuove fonti di finanziamento da parte degli istituti di credito. E’ di giugno la nuova iniezione di capitale che il presidente della BCE, Mario Draghi, ha profuso agli istituti di credito europei sotto forma di piano di rifinanziamento vincolato (Targeted Long term refinancing operation, TLtro) ad erogare credito a famiglie e PMI, in un’ultima estrema speranza di smuovere le assopite economie europee.

Le sfide che queste piattaforme di P2P stanno riscontrando è principalmente nel trovare prestatori di qualità e imprese che cercano fondi in modo da far incontrare queste nuove domande e offerte online e permettere ai nuovi mercati che generano di crescere in maniera solida.

In alcuni casi, l’introduzione di un mercato basato su di un intermediario online ha offerto importanti benefici che altrimenti non erano prontamente disponibili a individui in cerca di finanziamento o prestatori, tra questi ricordiamo: incremento nella competitività degli interessi applicati e quindi nei prezzi, trasparenza nei costi applicati ai finanziamenti, flessibilità nei termini e diversificazione dei tipi di rischio.

Al momento sto collaborando con Kantox, una piattaforma online di P2P che consente alle aziende di gestire il proprio rischio di cambio valutario facendo sì che le aziende si scambino la valuta tra loro. Non si passa più dalla banca o dal broker e si rimuove l’incertezza derivante dal rischio cambio: le operazioni si chiudono al tasso di cambio ufficiale in tempo reale, senza lo spread bancario. È bene ricordare che lo spread bancario altro non è che il guadagno reale della banca, infatti rappresenta il costo aggiuntivo (detto anche ricarico) che viene applicato al tasso ufficiale.

L’azienda ha sede a Londra ma controlla il sud Europa dalla sede di Barcellona.

Da 6 persone in totale come personale si è passati nel giro di qualche anno a più di 50 ed è di gennaio la notizia del finanziamento di circa 6.5 milioni di Euro da parte di Partech Ventures uno dei più grandi fondi di investimento in Europa per sviluppare ulteriormente la nostra tecnologia e la nostra presenza nei principali mercati europei.

Banche e brokers forniscono servizi di cambio valuta alle grandi imprese con livelli di spread irrisori e a prezzi competitivi dimenticando però le piccole e medie imprese che si vedono applicati ricarichi che si aggirano intorno all’1%-2% su operazione per importo scambiato8 (a volte ricarichi anche maggiori, soprattutto in mancanza di un conto in valuta). Kantox elimina lo spread e applica commissioni trasparenti e fisse più basse rispetto ai canali tradizionali e ai brokers.

Il mondo sta cambiando nel bene o nel male. Vedremo se i sempre attenti e gagliardi Banksters9 decideranno di essere parte del cambiamento in maniera proattiva e aiuteranno queste nuove realtà con buoni propositi a crescere e proliferare in modo da migliorare il sistema finanziario o se tenteranno invece di “cambiare tutto, per non cambiare niente” (Tommasi di Lampedusa) o, se altrimenti costretti con le spalle al muro, dovranno questa volta arrendersi e “cambiare prima di essere costretti a farlo” (Jack Welck – ex CEO di General Electric).

 

Il testo pubblicato riflette esclusivamente le opinioni dell’autore, senza impegnare la responsabilità dell’impresa di appartenenza (Kantox Ltd. www.kantox.com)

1 – http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-07/imprenditori-stranieri-italia-sono-quasi-400mila-160342.shtml?uuid=ABhQcAo

2 – http://www3.weforum.org/docs/GCR2013-14/GCR_CountryHighlights_2013-2014.pdf

3 – http://www.wired.it/economia/start-up/2014/04/18/fintech-city-di-londra/

4 – http://www.csfi.org/files/Seeds_of_Change_by_Andy_Davis_PDF.pdf

5 – http://www.publications.parliament.uk/pa/jt201314/jtselect/jtpcbs/27/2704.htm

6 –  Interest Rate Swap: “Swap d’interessi, dove due controparti, che hanno preso a prestito lo stesso importo per la medesima scadenza, si mettono d’accordo, con l’intermediazione di una banca o di una società specializzata, per scambiarsi reciprocamente l’onere degli interessi. Generalmente una controparte paga un tasso fisso, mentre l’altra paga un variabile.” [Schroders]. Ad esempio, una società in difficoltà economiche, la quale a causa del suo basso rating di credito si trovi nell’impossibilità di ottenere finanziamenti a lungo termine, può utilizzare tale strumento. In questo modo la società potrà trasformare il suo debito a tasso variabile (e a breve termine) in un debito a tasso fisso e a medio/lungo termine. L’esigenza della società, in questo caso, è evidentemente quella di coprirsi (“hedging”) dal rischio di perdite, mentre la controparte si assume il rischio che il tasso variabile diventi più basso del tasso fisso. Per un approfondimento sugli interest rate swap da un punto di vista più legislativo: http://www.cattolici-liberali.com/pubblicazioni/PublicPolicy/notes/2009/notes23_ottobre09.pdf

7 – J. Black e R. Nobles, “Personal Pensions Misselling: The Causes and Lessons of Regulatory Failure”, The Modern Law Review 1998.

8 – http://www.csfi.org/files/Seeds_of_Change_by_Andy_Davis_PDF.pdf

9 – Bankster: neologismo (probabilmente creato dal pensatore libertarian Murray N. Rothbard) derivato dall’unione di “banker” (banchiere) e “gangster”.

 

 

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